APICELLA ANIELLO
RICERCHE STORICHE SU MONTECORVINO PUGLIANO
(dai tempi remoti al 1911)
Mosso da sentito affetto per il proprio Paese, e per quella naturale inclinazione per il luogo natio, «et in qua (patria) », 'per usare una frase di CICERONE, «omnia nostra ponere et quasi nos consecrare debemus ».(De Officis, 1, 17), mi sono accinto a raccogliere notizie sulla Origine di MONTECORVINO PUGLIANO, dai tempi remoti fino al 1911, anno della separazione tra i Comuni di MONTECORVINO PUGLIANO e PONTECAGNANO-FAIANO e che conclude le mie ricerche, con riserVa di proseguire la fase successiva con altra pubblicazione.
Spero serva come base di partenza per tutti coloro i quali si accingeranno ad intraprendere questo viaggio affascinante di ricerca storica.
Un vivissimo ringraziamento all'amico FERDINANDO MELELLA, che legato dal comune affetto per i luoghi natii, ha voluto curarne la pubblicazione.
L'Autore
Edizione Limitata a sole n. 200 Copie
Distribuite e numerate da 1 a 200.
CAMPANIA: PRIMI POPOLI
Il nome Campania (da KAMPA = PIEDE, perchè situato ai piedi degli Appennini o da CAMPA = BRUCIATO, perchè quei luoghi erano pieni di estinti vulcani-Bidera, Quaranta Secoli, vol. l°, pago 121 in O. di Montecorvino di F. Serfilippo) non ha designato, nel corso dei secoli, sempre la stessa area.
Esso compare nel V° secolo a. C. (quando si formò il popolo dei "CAMPANI") specializzandosi all'inizio quale termine indicante il territorio capuano, ma guadagnando con il tempo anche la fascia costiera. Tra la fine del IV° secolo a. C., e gli inizi del III°, uno storico come Timeo, distingueva la costa dall'interno, che chiamava «CAMPANIA », e nel II° sec. Polibio chiamava CAMPANIA le pianure intorno a CAPUA, le stesse che meritarono alla regione il nome di CAMPANIA FELIX, per la loro fertilità.
CAMPANIA è dunque, l'area corrispondente all'incirca, alle province di NAPOLI e CASERTA, che nel corso dei secoli ha fuso intorno al nome territori diversi fino ad arrivare ai limiti della regione moderna (oltre la Campania Felix, il Sannio meridionale e l'Irpinia corrispondenti grosso modo alle province d Benevento ed Avellino e la Lucania del Sele in giù fino a Sapri).
I primi popoli della Campania furono essenzialmente indigeni: OPICI, AUSONI ed ENOTRI, a sud del SELE.
Dalla fine del IX° sec. a. C. gruppi di agricoltoriri, in cerca di nuova terra, muovendo dall'Etruria, si erano diretti al sud; per le valli interne quelli di CAPUA, probabilmente per mare quelli di PONTECAGNANO. Poco prima della metà del sec. vIII° a. C. inizia la colonizzazione greca che, con ISCHIA e CUMA, dà vita ai più antichi stanziamenti in Occidente. Secondo importante momento è lo sviluppo delle potenze greche ed Etrusche, nel corso dei secoli vII° e VI° (CUMA estende il suo dominio anche sul golfo e sull'entroterra agricolo; CAPUA punta al controllo della pianura campana). Agli inizi del sec. VI°, coloni di Sibari, fondano Poseidonia, che svolge un ruolo di grande importanza sul TIRRENO.
Successivamente, gli ETRUSCHI, scompaiono dal basso Tirreno, a causa delle guerre contro Cuma del 524, 504 e 474 a. C.
Gli effetti della sconfitta etrusca, si ripercuote anche su quei centri, come Pontecagnano, legati all'Etruria marittima, che cade, così, anche in crisi demografica.
Pochi anni dopo (470-60 a. C.) viene fondata NEAPOLIS, nel sito del vecchio borgo di PARTENOPE.
Non bisogna dimenticare, inoltre, che accanto a Greci ed Etruschi, dotati di organizzazione politico-militare e di tecnologia superiore, persistevano in Campania, i vecchi strati indigeni, sparsi in villaggi, sia all'interno che sulla costa o in parte asserviti.
Sui monti dell'interno sovrastanti la pianura campana, si venivano addensando popolazioni di origine sabellica, tanto che gli autori antichi definivano quelle colline "i monti degli Osci e dei Sanniti". Questi popoli invasero la pianura campana, sollevando le plebi rurali, con le quali formarono un blocco antagonista unico, contro le aristocrazie greche ed etrusche.
Lo scontro, essenzia1mente sociale, contrappose la campania allo strapotere della città: il lungo contatto con la cultura greca ed etrusca di questi popoli costretti a lungo sui monti e nelle vallate dell'interno e la crescita soprattutto militare, ribaltarono il rapporto di forze.
Nel 423 cade CAPUA, nel 421 CUMA; Neapolis accoglie i Sanniti in città. In breve i Samliti conquistarono tutta la Campania; a sud le popolazioni sabelliche seguendo il corso del SELE, arrivarono a POSEIDONIA, che espugnarono alla fine del V° secolo. Le genti che Oltrepassarono il Sele si chiamarono "Lucani" e dettero il
nome alla regione che cadde nelle loro mani. La storia del IV° secolo é, quasi esclusivamente, storia della campagna, che mai come in questo periodo fu popolata da villaggi, ma fu anche l'inizio di un processo che portò a nuovi squilibri e alla creazione di nuove oligarchie. Allo scontro che ne segui, partecipò un nuovo protagonista: ROMA.
CENNI STORICI SULLA VALLE PICENTINA.
I rari ritrovamenti, riguardanti l'età eneolitica, inducono a credere che l'agro picentino fu certamente frequentato episodicamente, ben lontano dai livelli di popolamento che si raggiungono con l'età del ferro.Gli storici che tramandano notizie di quell'epoca, riferiscono che l'aspetto del luogo era nordico e primitivo, coperto quasi interamente di foreste immense e selvagge, abeti pini, faggi querce e popolato di lupi, cinghiali, orsi. Dopo il periodo eneolitico, si ha l'impressione che la piana del Picentino sia rimasta spopolata per circa un millennio; non si è trovata alcuna traccia riferibile all'età del bronzo mentre al contrario la vicina Piana del Sele fu largamente abitata. Verso il IX° secolo, innanzi l'era volgare questo spazio vuoto si colmò improvvisamente, per l'arrivo di numerose comunità agricole che trovarono nella Piana Picentina, ricca e fertile di acque, un ambiente favorevole alla loro attività economica. La presenza, nelle tombe di Pontecagnano, del doppio rito dell'inumazione dei morti in tombe a fossa e dell'incinerazione, cioé del vaso contenente le ossa combuste del morto, come da recenti scavi si è appurato, ha permesso di individuare, come luogo d'origine delle popolazioni che vennero a popolare la piana del Picentino, l'area caratterizzata dalla "cultura Villanoviana" che si estende dall'Emilia al Lazio settentrionale e che più tardi sarà la sede della cultura Etrusca. Da questa area villanoviana, queste comunità scendono in Campania alla ricerca di nuove terre da coltivare e si fermano a Capua, a Pontecagnano e sporadicamente anche più a sud, fin nel Vallo di Diano. Questo rapporto tra Pontecagnano e l'Etruria, fu sottolineata da Plinio il Vecchio nella Storia della Natura,(III, 70):" Dal fiume di Sorrento (il Sarno) al Sele per 30 mila passi si estende l'Agro Picentino: esso appartenne agli Etruschi e fu celebre per il tempio di Giunone Argiva, fondato da Giasone. Città di questa regione sono SALERNO e PICENTIA." Maggiori affinità tra Pontecagnano e l'Etruria, le troviamo nella seconda metà del 9° secolo e nel primo quarto dell'VIII° secolo a. C. poichè compaiono, anche se in minima parte, oggetti importati dall'Etruria a testimonianza dei primi contatti con altri ambienti ed altre regioni (Museo Pontecagnano- Tomba 496 incensiere di bronzo -Tomba 494 spada con fodero finemente decorato).
Da corredi tombali del secondo quarto dell'VIII° secolo, si trovano segni di una società in trasformazione; l'ambiente statico dei secoli precedenti che rifletteva una economia agricola chiusa, viene modificato dall'inserirsi di un elemento dinamico come il commercio, per cui da una società di "eguali" si passa ad una struttura sociale gerarchizzata con differenze nella distribuzione delle ricchezze.
L'arrivo delle prime genti greche e dei mercanti in particolare nella seconda metà dell'VIII° secolo, trasforma il vecchio mondo locale dedito allo pastorizia e all'agricoltura; la struttura delle tombe, le forme dei vasi e degli oggetti d'ornamento cambiano lo stite di vita del gruppo (Tomba2465 Bracciale d'argento con grossa perla d'ambra, fibule d'argento e pendagli con scarabei orientali -Museo Pontecagnano).
Il massimo splendore di Pontecagnano, lo si ha solo nel VII° secolo, dovuto allo sfruttamento agricolo della Piana del Sele ed al porto presso la foce del Picentino che diventa un imporante punto d'incontro del commercio greco ed etrusco. Alla fine del vII° secolo dovette esistere anche una bottega che produceva vasi ispirati alle imitazioni etrusche delle ceramiche prodotte a Corinto; tra queste, esemplificativo è quello raffigurante una donna vista di prospetto con una faccia simile ad un mascherone, affiancata da animali, forse da lupi. Dai vari reperti venuti alla luce in questo secolo, si sono trovati oggetti d'importazione come vasetti per profumi prodotti nell'Eubea, a Rodi ed a Creta (Tomba 1281 -Museo Pontecagnano), e il piatto della tomba 1271, proveniente dall'Eubea, a dimostrazione che l'amlbiente si è aperto con le aree più diverse del Mediterraneo, maggiormente con l'Italia meridionale e la Puglia settentrionale. Nel VI° secolo, decade la potenza economica di Picenza dovuta alla crescita di Poseidonia, posta a non più di 30 chilometri a causa di complicati equilibri politici delle città della Magna Grecia. Si esaurisce così il materiale proveniente da Corinto é subentra l'importazione di vasi dall'ATTICA, di mediocre qualità. Il fenomeno si evidenzia nelle tombe povere, i cui arredi sono composti di pochi vasi.
Alla decadenza economica contribuiscono anche le battaglie degli Etruschi contro CUffia del 524 a. C. e de1 474 a. C. A causa delle due sconfitte, avviene in Etruria, il tracollo delle città della costa e l'ascesa delle città interne (Chiusi), per cui Pontecagnano legata alle città marittime, decade e si riduce ad un agglomerato agricolo, perdendo la sua funzione commerciale. Nel V° secolo, a Pontecagnano come in tutte le città della costa Campana, interviene un fenomeno di estrema importanza per le sue conseguenze; popolazioni italiche dell'interno della penisola, appartenenti al gruppo etnico dei Sanniti, scendono verso il mare e si sovrappongono e si fondono con le popolazioni della costa. Di queste popolazioni sannitiche, i gruppi che si stanziarono a sud del SELE prendono il nome di LUCANI. Per il IV° secolo mancano completamente notizie storiche; d'altra parte la documentazione fornitaci dalle tombe, ci fa dedurre che si verificò una lica, come riflesso dalla nuova fioritura di Poseidonia.
ORIGINI DI PICENZA.
Come precedentemente detto, i più antichi abitatori delle nostre zone furono: OSCI in pianura e SABELLI sui monti. Successivamente questi popoli furono sottoposti alle dominazioni greche ed etrusche fino àlla conquista sannitica. Nel 200 a. C., i Sanniti furono definitivamente sconfitti dai Romani, insieme ai loro alleati: GALLI SENONI, SABINI, ETRUSCffi, UMBRI e PICENI, loro alleati. ROMA, divenne, cosÌ, il più vasto stato italico con una superfice corrispondente a circa 20.000 chilometri quadrati. I Piceni, sconfitti durante questa guerra, nell'anno 463 di ROMA, (292 a. C.), insieme ai SABINI, dalle legioni comandate dal console M. CURIa DENTATO
e dal collega! P. CORNELIO RUFINO, furono costretti ad abbandonare quel territorio dove 100 anni prima li aveva condotti DIONISIO il. VECCHIOO.
(Cluverio -lib. lVo -cap. 6). Essi vennero obbligati a popolare, come colonia, l'antica CAMPANIA per allontanarli dai GALLI dell'Umbria, con i quali erano sempre alleati, passando dal mar Adriatico al mar Tirreno nel territorio compreso tra il Sil.ARUS (Sele) e il fiume Sarno. (8) (Strabone -lib. Va: "Ques quidem Romani Posidionalem in sinum traduxerunt" ove per "posidionalem" è da intendersi il golfo di Salerno.) (Strabone -ib.: "Picentini usque ad Si la rum perveniunt amnem qui ab
hoc agro veterem separat Campaniam".) I discendenti di questi PICENI, furono chiamati PICENTINI per essere distinti da quei pochi rimasti sull'Adriatico, costituirono AGER PICENTINUS e PICENTIA ne fu il capoluogo. Diversa interpretazione ne dà il MAZZOCCHI (Diatr. pago 43 -Tab. II). Egli narra che una spedizione di greci, sotto il comando di un capitano di nome PICO, conquistò questi territori e chiamò, dal suo nome, PICENZA la capitale e PICENTINI i suoi abitanti.
Affermazione, questa, un pò fantasiosa; in verità, come ci attesta l'antichità, il territorio dei Picentini era abitato dai TUSCI (Etruschi): " Ager Picentinus fui't Tuscorum -Picentia polis tyrrheniae -Marcina Tuscorum aedificium". La spedizione di FICO, si adatta meglio all'Umbria ed è probabile che i Piceni fossero così chiamati, proprio da PICO.
UBICAZIONE DI PICENZA.
Da recenti scavi, lo spazio dell'abitato di Picenza, è stato circoscritto, sia attraverso il rinvenimento di moltissime tombe, sia ]n base ad indagini topografiche e sulla disposizione delle necropoli, in una grande area a monte della S. S. 18 DELLE CALABRIE e dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria. I pochi saggi di scavo, finora condotti, non permettono di avere un'idea sull'organizzazione dell'abitato; anche a Pontecagnano, come nei grandi centri dell'E,truria, si osserva un processo di fusione di vari abitati tra la fine del secolo vIno e gli inizi del Viro. Vengono abbandonati i precedenti villaggi agricoli, a noi noti dagli estesi cimiteri esplorati sistematicamente dal D'Agostino, in favore del nuovo centro del Picentino. Ridotto a pochi abitanti nel VI secolo, a causa di un forte tracollo che ridusse fiacca la potenza economica, il centro conobbe un nuovo rncremento nel IV secolo, con l'occupazione sannitica e forse con una più stretta collaborazione con la vicina PAESTUM. PICENZA, sopravisse anche in età romana, ma questo aspetto non è stato ancora ben studiato a causa della sporadicità e della relativa scarsità del materiale rinvenuto finora di questo periodo.
DISTRUZIONE DI PICENZA.
Nell'anno di ROMA 538 (217 a. C.), scoppiata la seconda guerra punica (218-201 a. C.), Annibale vittorioso scorazzava per l'Italia, debellando tutte le popolazioni che osavano fargli resistenza. I Picentini si allearono con Annibale, sia per torti ricevuti nelle contrade Adriatiche, sia perchè Cartagine serebbe stato, in futuro, un nemico troppo potente, in caso di vittoria dei Punici. Ma i Romani, come si sà, vinsero, nonostante combattessero contro un nemico potentissimo quale Annibale, che fu costretto così a lasciare l'ITALIA. ROMA trionfante, vendicò subito le offese e tra le altre città, distrusse PICENZA e le sue fortificazioni, facendo strage dei suoi abitanti e ordinando che non abitassero in città fortificate ma si distribuissero in villaggi; Tutto questo avvenne verso l'anno 553 di ROMA (202 a. C.). (STRABONE -lib. 5°: " PICENTINORUM VERO METROPOLIS ERAT QUONDAM PICENTIA; NUNC VERO PER VICOS VITAM AGUNT AB ROMANIS URBE EXPULSI PROPTER INITAM CUM ANNIBALE SOCIETATEM. QUO QUIDEM IN TEMPORE, PRO MILITARI OFFICIO, ET VIATORIS PUBLICI AUT T ABELLARIS OPERAM EXPLERENT, ASSIGNATI SUNT AD MODUM LUCANI ET BRUTII EANDEM OB CAUSAS".
Successivamente i Picentini ricostruirono la città anche se furono sottoposti dai Romani alla più umiliante schiavitù. Ma questa non era solo la situazione dei Picentini. Le popolazioni italiche che avevano validamente contribuito alla conquista romana del Mediterraneo, erano tenute in posizione di assoluta inferiorità politica. Era perciò naturale che sorgesse in esse il desiderio di acquistare gli stessi diritti dei dominatori. Tale era lo stato di cose in cui versava Roma allorchè si fece avanti con grande coraggio LIVIO DRUSO, il quale tribuno della plebe nel 91 a, C" propose che fosse conc~ssa la cittadinanza agli italici. Druso fu però assassinato nella propria casa, da mano igno'ta, e con lui caddero le sue proposte. I popoli italici delle regioni agricole, più povere della penisola, dove prevaleva il latifondo e la pastorizia, vedendosi nuovamente delusi nelle loro speranze, insorsero contro ROMA e diedero inizio alla più terribile guerra intestina che mai abbia afflitto le contrade d'Italia.
I MARSI, primi a staccarsi da Roma, e poi i PEUGNI, i PICENTINI, i MARUCCINI, i FRENTANI, i VESTINI, i LUCANI, gli APULI, i CAMPANI e i SANNITI, si collegarono, formando una repubblica sul tipo di quella romana (con 2 consoli, 12 pretori e un Senato di 500 membri) e facendo loro capitale la città dei PELIGNI, CORFINIO (posta sull'ATERNO nel cuore delle province insorte) a cui diedero il nome ITALIA.
La guerra che ne derivò fu detta SOCIALE o MARSICA e durò tre anni coprendo il paese di sangue e di rovine, il comando delle truppe romane fu affidato a SILLA che condusse la guerra a modo suo saccheggiando e distruggendo tutte le città che capitava no a tiro. PICENZA venne ancora totalmente annientata e messa a fuoco (anno 88 a. C.) A conferma della distruzione di Picenza, av\'-enuta durante la guerra sociale, abbiamo la testimonianza di L, Anneo Floro aJO -6 -nO): "Nè al tempo di Annibale, nè a quello di Pirro si conobbero tante devastazioni, Ocricoli,
Grumento, Fiesole, Carsoli, Is ernia , Nocera, Picentia, vengono messe completamente al sacco con il ferro e il fuoco." In seguito, i Romani, per impedire che i Picentini macchinassero altre rivolte fortificarono Salerno, poco distante dal mare; "PAULUM AUTEM SUPRA MARE ROMANI SALERNUM CUSTODIAE GRATIA IN EOS MUNIERUNT."
ORIGINI DI MONTECORVINO
F'in dagli inizi dell'VIII secolo A. C., Montecorvino è stato abitato da popolazioni caratterizzate da una cultura comune ed omogenea, uguale a quella delle altre genti poste sulle alture collinari dell'alto corso dei fiumli OFANTO e SELE. Infatti, proprio da Montecorvino Rovella, sui monti Picentini, e da Bisaccia e Calitri, nella valle dell'Ofanto, provengono i ritrovamenti riferibili a questa cultura, chiamata di "OLIVETO-CAIRANO" dal nome delle due località, dove sono state condotte le prime esplorazioni archeologiche: OLIVETO CITRA sulla riva destra del Sele e Cairano che domina il corso dell'Ofanto subito dopo la Sella di Conza. L'origine delle popolazioni di Oliveto-Cairano, da ricercarsi sull'altra sponda dell' Adriatico, come da vari reperti rinvenuti tipicamente "illirici", fà supporre che il popolamento delle zone, sia avvenuto in senso EST -OVES, e cioè dalla valle dell'Ofanto a quella del Sele.
Il materiale archeologico, testimonia la vita per i centri dell'Ofanto, fìn dagli inizi del IX secolo a. C.; per quelli del SELE, invece non primadell'VIII, il chè confermerebbe l'ipotesi di un popolamento graduale che dalla piana ofantina mosse verso il Salernitano. Da testimonianze provenienti da corredì tombali, si nota che nella composizione e disposizione del corredo non si notano particolari diversità tra le sepolture degli uomini e delle donne: una brocca e una tazza ai piedi del morto.
Gli uomini si distinguevano per il possesso della lancia e del rasoio, cui corrisponde nelle tombe femminili la fusaiola. L'immagine che risulta da questi dati, è quella di una comunità non particolarmente ricca e che così vuole rappresentarsi nel momento della morte: una comunità legata ad una economia povera che nel corredo fune-
bre depone gli oggetti essenziali. Nel VII secolo, invece si determina l'esistenza di ben definite fasce di :
ricchezza da interpretare come l'inizio di rapporti con la cultura più sviluppata della costa. L'improvvisa e massiccia presenza di oggetti d'importazione fra il VI e il V secolo, fa supporre che l'accresciuto prestigio economico e sociale derivi pure da una partecipazione a quella corrente di traffico che partiva dalla costa tirrenica e forse da CAPUA stessa e pecorreva la valle dello OFANTO per raggiungere mercanti fruttuosi. La produzione locale invece, da un lato, rileva la continuità con le epoche precedenti e dall'altra denuncia i risultati dell'impatto con la realtà esterna. (JOHANNOWSKY -I reperti si possono osservare presso il Museo dell'Agro Picentino di Pontecagnano) Nel IV secolo, anche dopo l'introduzione del tornio e l'uso del colore, le forme dei vasi ripetono quello dell'età del ferro.Si può scorgere in questo tradizionalismo, il riflesso di una volontà cosciente di mantenere intatto il proprio antico patrimonio culturale, dovuto per lo più alla situazione economica del gruppo, che sebbene raggiunto da nuovi fermenti sociali e culturali, non raggiunge ancora uno sviluppo
paragonabile a quello delle aree più ricche del resto della CAMPANIA. MONTECORVlNO, deve, però, la sua fondazione e il suo sviluppo ai PICENTINI che obbligati ad abitare « vicatim et per pages », cercarono di prendere le alture.
Essi, situatisi dapprima sulle vette dei monti e nei luoghi più difficili ad essere sorpresi, in seguito incominciarono ad edificarsi delle abitazioni e, siccome non potevano formare una città, cinta di mura, costruirono le case in molteplici gruppi, distanti gli uni dagli altri ma che tutti in complesso chiamarono MONTECORVINO.
Diverse sono le interpretazioni della parola MONTECORVlNO:
1) Era costumanza nell'edificare nuove città, da parte dei Romani, l'augurio del corvo e difatti sugli stemmi dei due Comuni di Montecorvino Pugliano e Rovella è rappresentato ancora un corvo sui monti;
2) Perchè sulle colline, a detta del Serfilippo, sia esistita una magnifica villa appartenuta a MARCO VALERIO CORVINO, console;
3) Dall'etimologia «KOR-INO» che significa «città nostra », come pure il nome dei montecorvinesi, KORITI e Quirites, da KORA, città dove abitavano i nobili, i guerrieri, i sacerdoti e «ina» (nostra), così per significare che su quei monti si erano rifugiati i patrizi della città capitale, della distrutta PICENZA; i picentini nobili, diversi dai CUSSIANI, manifatturieri e dai Morgeti, agricoltori. Secondo il Bll..OTTI (Indagini intorno alla distruzione di Montecorvino- Salerno 1913 -Tip. Jovane) l'appellativo Montecorvino fu dato dai Semiti a causa del particolare carattere vulcanico del territorio che presentava fenditure e screpolature con esalazioni di gas.
A dimostrazione che un terreno, in passato, sia stato di carattere vulcanico, i geologi parlano di acque solfuree e mofete, esistenti tutt'oggi nel Comune di Montecorvino Pugliano; le acque solfuree si trovano nella zona del Bosco di SANTA TECLA e CASTELPAGANO e la mofeta nella frazione TORELLO. Il luogo fu per questo denominato monse CHORAK che significa «ardore », fuoco e quindi in origine terra vulcanica. CONSIDERAZIONI SULLA DENOMINAZIONE « PUGLIANO ".
Il nome PUGLIANO indica una piccola strada, anticamente chiamata «VIA PIANA», luogo la quale successivamente si è sviluppato il centro abitato.
Nel 1820, anno della separazione dei due comuni di MONTECORVINO ROVELLA e PUGLIANO, «per comodo di ripartizione» Pugliano assorbì nella sua denominazione anche gli antichi casali di SANTESI, SORBO, CONDOLIZZOLI, MONTE e PENDAZZI.
2) Il 24/6/1494, Alfonso D'Aragona conferÌ il titolo nobiliare a 16 famiglie di Montecorvino Rovella e a 7 di Montecorvino Pugliano e in detto atto, notiamo la scritta «Ex alio autem Actu Puleani et S. Teclae» e quindi il il capoluogo è definito PULEANI.
3) Nel 919, troviamo ancora attestato il nome della località nella donazione fatta, di tutti, i suoi beni, dal presbitere WALPERTUS alla chiesa di So Massimo in Salerno: «Agellu et in Puliano e in Tusciano et in ipso laneo ».
STEMMA CIVICO DEL COMUNE.
Lo stemmla civico del comune è formato da uno scudo sormontato, da una corona reaie: all'interno dello scudo è raffigurato un corvo nero con testa e corpo rivolti a sinistra, poggia i piedi su di un monte composto di tre cime. Fino alla metà del 1978, lo stemma era formato sempre dallo scudo sormontato da una corona reale con all'interno, però, un corvo rivolto a destra sormontato da tre stelle che poggiava i piedi su di un monte senza cime. Viene spontaneo il domandarci se per il passato ci sia stato qualche errore tipografico oppure quele sia sata l'esatta posizione originaria del corvo? Nella sede municipale di Montecorvino Rovella il corvo è rivolto a destra
come pure davanti al Palazzo della Pretura mentre il documento visivo più antico che si ha, circa la posizione del corvo è posto sul basamento destro del portale di accesso alla chiesa di S. MARIA DELLA PACE, ove si raffigura uno stemma con il corvo rivolto a sinistra.
Non avendo altre documentazioni più antiche si sarebbe portati alla logica conclusione che nella posizione originaria il corvo, fosse rivolto a sinistra.
DAI ROMANI AI LONGOBARDI.
Dopo la distruzione di Picenza, i distretti rurali che si andarono a costruire furono detti «paghi» e poichè conservarono il loro antico culto religioso, sorse l'attibuto di «pagano» per indicare gli adoratori degli dei e distinguerli dalle comunità che praticavano il culto di CRISTO ed erano cristiane.
L'agro picentino divenne disabitato come del resto tutte le zone pianeggianti della CAMPANIA. Per l'intasamento delle naturali vie di scolo delle acque e forse per un lieve bradisisma positivo che innnalzando la fascia del litorale creava una barriera al libero scorrimento delle acque, l'agro divenne sede di acquitrini e di mala-
ria e perciò inadatto alla vita. Fu, in questi periodi, che si formarono i paesi sulle colline sovrastanti l'agro, tra i quali, S. TECLA, PUGLIANO, FAIANO, Rovella, Torello, S. Martino. All'esodo definitivo dalle zone della pianura, contribuirono anche le scorrerie che i Saraceni portarono ai paesi della costa, già ai primi secoli del 1000. Ricorda il Gambardella che nel 410 d. C., Salerno e le zone circostanti vennero saccheggiate dai VISIGOTI, guidati da ALARICO; nel 456 è la volta dei VANDALI di GENSERIOO che seminarono morte e distruzione per le nostre contrade e la piana del SELE. Nel 488 d. C., si ebbe l'avvento dei GOTI che tuttavia portarono un periodo di tranquillità e di benessere; nel 536 d. C. Belisario, generale di Giustiniano, sconfisse i Goti ed entrò a Salerno.
Nel 541 d. C. TOTn..A, re dei Goti, rioccupò Salerno. Nel 553 d. C. si stabiliscono nelle nostre contrade i Bizantini e nel 556 è ricordata una tremenda epidemia di peste che colpisce Salerno e le zone limitrofe. I LONGOBARDI, popolazione germanica, marciarono verso l'ITALIA nel 568 d. C. al comando di re Alboino. Dopo aver invaso gradualmente l'Italia, fondarono il DUCATO DI BENEVENTO. Primo duca fu ZOTTONE e alla sua morte, nel 597; fu nominato ARECffi, riusciva a strappare ai Greci il territorio compreso tra Clima ed Agropoli. Nelle stesso anno, i Longobardi assediarono Salerno e la conquistarono, instaurando una dominazione che durò per più di 4 secoli, fino al 1077 con la conquista normanna della città.
Le continue lotte, avevano infiacchito il popolo longobardo che riuscì a conservare, solo i Ducati di SPOLETO e di BENEVENTO. Dei due, visse più a lungo quello di Benevento, conquistato, anche questo dai NORMANNI.
DALLE INVASIONI SARACENE AI NORMANNI.
Dopo le incursioni, con relativi saccheggi e distruzioni dei barbari, cominciarono quelle dei Saraceni che si scagliarono impetuosi sulle nostre coste, diffondendo ovunque il terrore. Guidati da vari re, tra i quali ABDULA, ABIMELEC e ABD ALLAH IBNTAQUB, saccheggiarono le terre cilentane ed infestarono la valle del Sele, giungendo fino al Tusciano.
Le popolazioni, per sfuggire alla ferocia degli invasori, si rifugiarono nei castelli di Olevano, Eboli e Montecorvino. Nell'871 d. C. ABD"ALLAH, cinse d'assedio Salerno che fu salvata dall'arrivo dell'imperatore LODOVICO. Dopo altre invasioni barbariche, tra le quali citiamo quella degli UNGHERI del 973 d. C., i Saraceni posero di unovo l'assedio a Salerno che fu salvata questa volta dai NORMANNI, reduci dalla TERRA SANTA. I NORMANNI (Uomini del Nord) erano una popolazione germanica originaria della Scandinavia e della Danimarca. Essi liberarono il principe GUAIMARO mo di Salerno dai Saraceni.
Lo stesso GUAIMARO, volendoli premiare, li in: ltò a restare per difendere i Cristiani contro gli invasori. Con quest() invito, i Normanni finirono per stabilirsi nelle nostre contrade, facendo così scomparire le ultime rappresentanze bizantine, longobarde e Saracene. Nel 1030 arrivò RAINOLFO DRENGOT che combattè per Sergio, duca di NAPOLI, contro PANDOLFO JVO di Capua, ottenendo la Contea di Aversa. Nel 1042, GUGLIELMO D'ALTAVll.LA ottenne la contea di Melfi. In breve tempo, i Normanni riuscirono ad unificare tutta l'Italia meridionale per merito di due grandi condottieri quali ROBERTO IL GUISCARDO e RUGGIERO.
CRONOLOGIA FINO AL 1911
799
La località PUGLIANO è indicata in un atto di compra di terra "... in loco laneo in pertinentis montis corbini. (ind. Perg. Cac., I, 3)
858
Nella contrada «Locum Faianum» riposavano da lungo tempo i corpi dei S. Vescovi «Cirino e Quingesio ».
919
Si ha notizia della prima chiesa costruita a Pugliano, in località Santesi, dedicata a San Matteo, quando il presbitero Walpertus donò alla chiesa di S. Massimo in Salerno, tutti i suoi beni che aveva nella località detta «Agellu et Pugliano et in Tusciano et in Ipso Laneo. (C.D.C. I, 175; ib I, 179)
1008
Si ha notizia «in locum faianum» della chiesa di S. Vincenzo «Subiecto Monasterio Sancti Georgii de Salerno» (Pennacchini, 23 -Salerno Sacra)
1022
Prima notizia conosciuta del paese di S. Tecla indicata in un atto di fitto dell'Archivio Cavese: Riso« ...de locu Sancti Tecla» fitta metà della sua terra con casa, site a Salerno, da un certo Leo. (C.D.C. -VO -61)
1040
Il casale Torello è indicato in un documento, riportato dal Codice Diplomatico Cavese, con la chiesa di S. Biagio e un presbitero Stefano prete tiene in beneficio alcuni terreni «cum ecclesia S. Blasii que intus est constructa in uno Torello '" in locum Montecorvino...» (C.D.C., VP, 127)
1040
E «ricordata la con,trada Condolizzi sebbene con nome diverso» ...locum Montecorvino ...Ubi Baccarizze dicitur» (C.D.C., VI, 127); facilmente individuabile per i confini che le vengono attribuiti: «cum ipso ballone et coniugit se in ribus qui dicitur Trausu»; (C.D.C., W, 127)
1080
La chiesa di S. Vincenzo di Faiano viene meglio ubicata: «in locum Faianum ...a suptus via strada» (Pennacchini, 23)
1139
Viene ricordata in Torello la chiesa di S. Bartolomeo (Arch. Dioc. Arca I) e nessuna notizia si ha più della chiesa di S. Biagio; facilmente può suppursi che sia la stessa chiesa (S. Blasii) ricordata con nome diverso. (da G. Bergano in chiese Restaurate e nuovi complessi parrocchiali nell' Archidiocesi di Salerno, vol. Va, 117). Nello stesso anno, la chiesa è donata, con tutti i suoi beni, da Romualdo, figlio di Landone, all' Arcivescovo Guglielmo. (Arch. Dioc. Arca!)
1161
In località Condolizzi, è ricordata la chiesa di San Michele Arcangelo che possedeva dei beni in «terra sancti angeli» in territorio paludoso «ubi proprio spaguneta dicitur ». (C.D.C., VI; 127)
1167
Il feudo di Pugliano, fu donato alla chiesa da Guglielmo, re di Sicilia, (Chart. 799) il quale ottenne il cambio il casale di Tringia, in Calabria, dall' Arcivescovo Romuado. (Chart. 872, 878, 880)
1182
La donazione del feudo di Pugliano, fu confermata da Papa Lucio IIIo con Bolla «licet nobis ». (Chart. 8778) ailla Mensa Arcivescovile di Salerno.
1268
Il legato apostolico Girardo vescovo di Sabina, confermò le concessioni fatte alla chiesa salernitana per Montecorvino ed Olevano (F. Serfilippo -Ricerche
sulle origini di Montecorvino -tipo Vico -Napoli 1856); l'Italia Meridionale, dell' Abruzzo alla Sicilia, passò agli Angioini e la capitale fu spostata da Palermo a Napoli. La corona del Regno apparteneva a Carlo D'Angiò che intendeva allontanare gli Svevi dall'Italia Meridionale. Gli Angioini si imposero con le famose battaglie di -Benevento e Tagliacomo rispettivamente del 1266 e del 1268.
1284
Le terre che oggi formano le provincie di Avellino, Benevento e Salerno erano alle dipendenze di un solo giustiziere. La troppa ampiezza rendendo difficile l'opera del rappresentante del re indusse Carlo D'Angiò a dividere il territorio in due parti formando le provincie di Principato Ultra e Principato Citra. Primo giustiziere del Principato Citra fu Bernardo Scillato.
1289
Carlo D'Angiò scrisse ai Comuni di Montecorvino, Giffoni, e Olevano che per migliore sicurezza di Salemo, fosse mandato un soldato ben armato per ogni fuoco o casa al Capitano della città Berardo S. Giorgio.
1291
I montecorvinesi, con l'aiuto del re Carlo Martello, combatterono contro gli Almugaveri e alri malandrini che imperversavano nella regione tra il Samo e il Tusciano. La vittoria arrise ai montecorvinesi.
1292
Montecorvino inviò 60 balestrieri per la lotta contro Castellabate, covo dei nemici.
1295 .
Piero Regibaio, capitano di frontiera, tormentava gli abitanti di Montecorvino con devastazioni e rapine col pretesto che essi si erano rifiutati di pagare al giustiziere una somma dopo averla promessa. L'Arcivescovo di Salerno fece ricorso al re che scrisse al Regibaio ordinandogli di restituire quello che aveva asportato e che non si intromettesse in cose che non riguardavano il suo ufficio.
1309
Nella contrada Torello esisteva una chiesa di Santa Croce, che oggi non esiste più, mentre si ricorda la contrada con questo nome a circa 400 metri dall'abitato. Nei tempi passati, per le occorrenze comunali, gli amministratori del Comune di Montecorvino, Ripartimenti di Rovella e Pugliano, si riunivano per pubblici convegni, proprio nella Contrada Santa Croce che fu successivamente abbandonata, quando nel 1820, per legge di Ferdinando I, di potersi dividere e separare, Pugliano si divise da Rovella.
1309
E' ricordata la chiesa di Faiano «Aguessa est Monasterio dominarum sancti gergii de Salerno ».
1309
La chiesa di Condolizzi dedicata a S. Michele Arcangelo, venne denominato «S. Angelo de Pugl iano » e così nel 1511 e nel 1712. Nella «Ratio Decimarum», il registro delle decime che venivano riscosse per conto della S. Sede su ogni chiesa e che presentava il quadro minuzioso delle chiese esistenti nella Diocesi di Salerno, ne sono ricordate due dedicate alla Vergine nello Stato di Montecorvino; S. Maria da Zeno, con un rettore Angelo da Montecorvino e un cappellano di nome Andrea e S'o Maria de Castello con un rettore, Mafeus de S. Matteo de Salerno e un cappellano, Nicola. (Salerno Sacra). La chiesa della Madonna dell' Arco, ancor oggi esistente a S. Tecla è certamente da identificarsi con quella di S. Maria de Castello citata nella Ratio Decimarum, o S. Maria de Castro Montiscorbini, come viene denominata in un antico inventario dei beni dei beneficiati dell' Achidiocesi di Salerno, conservato nell' archivio Diocesiano, poichè nei documenti dell'epoca quando si parla del Castrum Montescorbini deve escludersi che si tratti di Monteorvino Rovella, facente parte della Diocesi di Acemo. (Bolla Monsignor Serrano -1617) n «Castrum Montescorbini» doveva essere un territorio compreso tra S. Tecla e Torello, feudo dell'Arcivescovo di Salerno e discretamente fortific'ato. Appare evidente che se la chiesa è citata nella «Ratio Demarum» essa doveva esistere già da tempo. Il suo sorgere è da farsi intorno all'anno 1000, se non prima, soprattutto se si tiene conto di alcune osservazioni relative all'iconografia venuta alla luce ed in parte conservate fino a noi. La «Dormitio Mariae» o l'Assunzione, era venerata nell'impero Romano d'Oriente fin dal principio del VIo secolo d. C. e con legge dello imperatore Maurizio (582 -602) fu celebrata in tutto l'Oriente. Stante l'unione tra l'Occidente e l'Oriente, man mano venne adottata pure in occidente. Durante il vrr secolo, questa festa fu portata in Occidente da monaci emigrati in massa dall'Oriente, nei primi decenni del secolo al causa delle invasioni persiane ed arabe. L'Italia meridionale divenne così, oasi sicura per questi monaci che vi fissarono la loro dimora e vi fondarono molti moansteri e probabilmente proprio a qualche monaco si deve la devozione sia alla Vergine Assunta, con la fondazione della chiesa di S. Maria de Castro, sia il nome dato al nostro paese: «S. Tecla» certamente di origine orientale.
1392
Montecorvino è devastato dalla guerra tra Ludovico D'Angiò e Ladislao di Durazzo. I Sanseverino, signori di Salemo si rifugiarono nel Castello Nebulano. I soldati di Ladislao, al comando di Alberico da Barbiano espugnarono il Castello e misero a fuoco Montecorvino. Nello stesso castello i monte corvi j nesi difesero Alfonso I d'Aragona, durante le guerre tra Angioini e Aragonesi.
1392
Sotto Ladislao il feudo di Faiano fu devoluto al Fisco.
1471
Giovanna I, regina di Napoli, confermò il possesso di Montecorvino alla Mensa Arcivescovile di Salerno.
1440
Renato, nipote di Giovanna II', confermò il privilegio di Montecorvino alla Mensa Arcivescovile di Salemo.
1442
Alfonso ro d'Aragona prese possesso del Regno di Napoli con le armi e instaurò un tribunale supremo d'appello al quale dovevano far capo tutti i tribunali degli Stati da lui posseduti.
1467
Ferdinando ro confermò alla Mensa possedimenti e diritti su Montecorvino, Eboli ed Olevano.
1482
20 gennaio -Ferdinando D'Aragona restituì il feudo di Faiano a beneficio del figlio Cardinale Giovanni (Serfilippo).
1494
Alfonso II d'Aragona, conferì il titolo nobiliare a 23 famiglie, in segno di riconoscenza nei confronti dei Montecorvinesi per aver soccorso e difeso re Alfonso I in fatto d'armi.
Ex Actu Rubellae;
1) Palamedis et Pauli d'Enza
2) Caesaris Scipionis et Francisci de Aytoro
3) Alexii et Bernardi de Alexiis
4) Antonii de Nigris
5) Leonis de Cupetis
6) Caroli de Arminio
7) Viti Matthaei et Gigantis de Sparano
8) Yulii Damolodede
9) Marcellj et Metellis de Angelis ,-
10) Francisci et Yohannis Mayorini
11) Matthaei De Yudice Matteo
12) Achillis et Fichi de Pìchis
13) Marci Antoni, Francisci, et U.J.D. Caroli de Franchinìs
14) Eustachii de Piccoli
15) C1ementis Piccoli
16) Fioravantis Meo Ex Alio Autem Actu Puleanì et S. Teclae
17) Augustinì de Augustìnìs
18) Yacobi Budecta
19) Hieronymi Antonìì et Yacobi de Carrariis
20) Caesaris de Caesaris
21) Yacobi Serphilippi
22) Yohannìs Baptistae Morese
23) Didaci et Petri de Cavaleriis.
1500
Si ha notizia della chiesa di San Bernardino, attuale chiesa dì Pugliano, dove deve essere stata trasferita dalla vecchia chiesa dì S. Matteo, nella zona dei Santesi, casale che fu abbandonato dalla popolazione a causa della friabilità del t.erreno. (creta)
1550
Feudo dì Faiano- Risulta «feudo de per se» indipendente e separato, appartenente al monastero di San Benedetto di Salerno che possedeva Faiano come delle Bolle di tre Papi: Innocenzo n° nel 1138; Alessandro mo nel 1167 e Clemente IIItI nel 1188.
1503
L'Arcivescovo Federico Fregoso sottrasse Montecorvino dal privilegio della Mensa.
1509
Ferdinando il Cattolico, come da diploma spedito da Valladolid, confermò i titoli nobiliari, concessi alle 23 famiglie nel 1494 da Alfonso II con otto grazie speciali.
1511
La chiesa di Condolizzi è nuovamente ricordata con il nome di «S. Angelo de Pugliano ». (12)
1515
Controversia tra gli Abati e i possessori dei terreni del Feudo di Faiano in relazione alle prestazioni e alle decime. La maggiore controversia, fu tra il Cardinale Anconitano, Abate Commendatario e i possessori dei terreni, cittadini tutti di Santa Tecla e Castelpagano. Allora intervenne anche il Re Sole (Carlo VU) che nel tentativo di trarre il bandolo della matassa, trasferì la vertenza al giudizio di tre Reggenti del Collaterale Consiglio, al Presidente del Sacro Collegio ed al Luogotenente della Regia Camera.
1521
Fu presentato per risolvere la controversia, il Laudo, che stabiliva doversi corrispondere tutte le decime e le prestazioni alla Badia. n Laudo fu accettato dal Sommo Pontefice Leone XO (fol. 39 Lib. D.) e da Novantuno Naturali dei casali di S. Tecla e Castelpagano che avevano scatenato la controversia. (Antiqui processi Reventissimi Cardinali Burghesi cum nonnullis eius debitoribus -fol. 52 ad 86 e fol. XI al 38 -F. Serfilippo).
1531
Montecorvino contava 920 fuochi (circa 5400 persone).
1536
Carlo yu riconobbe privilegi e grazie della spartizione del 1494 fatta nel 1494 alle 23 famiglie Montecorvinesi. (fogli 7, 170, 174 acta pro Hyeronimo Carrara ad reg. deman. attuario Manfredi in F. Serfilippo e fogli 203 e 222 processo tra l'Arcivescovo di Salerno e l'università di Montecorvino).
1544
Fu redatta «Platea », la piantina altimetrica del Feudo di Faiano esteso 6121 moggi di terreno (ogni moggio milleduecento passi quadrati). Secondo la piantina, il vasto territorio di Faiano era diviso in due pa,rti dalla strada Regia che da Salerno portava ad Eboli tra il ponte di Cagnano che è sul Picentino e l'altro ponte che è sul fiume Asa. (Troviamo così attestato per la prima volta, il nome di Pontecagnano -P. Pellegrino in Picentia e il feudo di Faiano pago.
1545
Montecorvino contava 1201 fuochi (7200 persone circa).
1560
Inizia la costruzione del convento dei Frati Osservanti, detto di S. Maria della Misericordia, attuale sede del Comune di Montecorvino Pugliano, tra S. Tecla e Pugliano.
1561
Montecorvino contava 1219 fuochi (circa 7314 persone).
1572
Don Diego Simanca, vicerè di Napoli, in nome di Filippo no di Spagna, concesse Montecorvino in feudo al principe Niccolò Grimaldi per 18.000 ducati. I Montecorvinesi, gelosi dei loro privilegi, concessi dai re, non riconobbero mai il vassallaggio cosicchè i baroni furono semplici tenutari, senza nulla pretendere.
1578
Gaspare Morese e Leonardo Recco intrapresero un viaggio in Spagna per ottenere dal re Filippo 1111 la registrazione di Montecorvino nel Regio Demanio tramite il pagamento della somma di 18.000 ducati, quanti ne aveva sborsati il Grimaldi per acquistarla.
1587
Montecorvino, oppressa da debiti, fece ricorso al vicerè e al Consiglio Collaterale, affinchè si prendessero gli opportuni provvedimenti per essere risollevata.
1589
Bolla di Sisto YO del 2 gennaio con la quale si apre il Convento di S. Maria della Misericordia, sede del Comune di Montecorvino Pugliano, alla Clausura.
1590
16 aprile -Filippo Ir reintegra Montecorvino nel Regio Demanio, dietro pagamento di 18 mila ducati, pagati da Gaspare Morese, per la vendita che era stata fatta da parte del Vicerè, insieme a Salerno ed Olevano, a Niccolò Grimaldi nel 613, processo Mensa Arcivescovile di Salerno ed Università di Montecorvino.
1595
Montecorvino contava 1052 fuochi (6312 persone circa).
1615
Sentenza del Regio Demanio per la divisione dei territori dei Comuni di Montecorvino e Giffoni.
1617
Feudo di Faiano -Si ha notizia dell'esistenza di un castello con le carceri e dello spopolamento del feudo con la distruzione del villaggio «Lamia» che pure era esistito fino ad allora. (fol. 52 ad 86. proc. del Card. Borghese e riportato anche in Picentia e il feudo di Faiano.
1638
Filippo N° vende Montecorvino al Principe di NoIa, Giulio Pignatelli «per ducati 46 a fuoco» al numero di 1052, per complessivi ducati 48.392, dei quali ne furono pagati 20.000 in acconto. Montecorvino fu venduta «per la urgente causa di pubblica utilità per la difesa di questo regno, perchè è necessario buscar denari per mantenere eserciti, non essendovi modo più pronto e giusto che procedere alla vendita di Amalfi, Montecorvino ecc.» (foglio 88 acta Regi Fisci, attuario Manfredi.
Il contratto di vendita ammetteva come clausola prIncipale, la ratifica, da parte del re, entro sei mesi. L'Università, non trovando giustizia, nei tribunali, per la restituzione «in integrum » ai suoi cittadini, fece ricorso al Re. A rappresentaree la città furono eletti: Giovan Francesco Mayorini, Diego D'Enza, Matteo Serfilippo, Francesco De Simone, Vitantonio Sparano, Francesco Antonio Fico e Bernardino Budetta. Questi deputati fecero in modo che il Principe di NoIa non ottenesse mai il Regio Assenso e che il Re Filippo IVo ordinasse la reintegra, nel Regio Demanio, di Montecorvino.
1656
La popolazione fu decimata dalla peste; da 1052 fuochi (circa 6312 persone) si ridusse a 400 (circa 2440 persone).
1660
La località « Picciola» fu inclusa nel territorio di Montecorvino, su decisione della Regia Camera.
1690
Demolizione dell'antica chiesa di S. Angelo di Pugliano; e ricostruzione nella forma attuale.
1708
Il salernitano passa dalla dominazione spagnola a quella austriaca.
1716
La chiesa di Pugliano prende il nom;e di «Parrocchia di S. Bernardino».
1719
Montecorvfno venne venduta da Giulio Pignatelli a Don Niccolò Revertera, Duca di Salandra, per 42.229 ducati.
1734
Il giorno 17 del mese di ottobre viene rivenduta un effigge della SS. Vergine «dipinta a fresco su di un pozzo d'intonaco nel profondarsi di un pozzo ad ore 20, dopo fierissima tempesta ». Questa effigge doveva appartenere alla chiesa di S. Maria de Castello, venuta alla luce dopo tanti secoli di nascondimento nelle viscere della terra. I santateclesi, in segno di devozione, edificarono nel posto del ritrovamento, l'attuale chiesa della Madonna dell'Arco.
1738
Don Niccolò Reertera, vende Montecorvino, a Dirolamo Pignatelli, Principe di Marsiconuovo per ducati 48.750.
1744
Ulteriore vendita di Montecorvino, da D. Girolamo Pignatelli al marchese Matteo Genovese per 60.000 ducati.
1747
Controversia tra il Cardinale arsini, Abate Commendatario del Feudo di Faiano e i cittadini di S. Tecla e Castelpagano, la principessa d'Avella, padrona dello stato di Giffoni e le Università di Giffoni e Montella, per le prestazioni prediali dei terreni. (Arch. Dioc. Re W).
1756
Faiano era ancora feudo di S. Benedetto di Salerno, di cui era Abate Commendatario il Cardo Orsini. (Arch. Dioc. Reg. W).
1787
La parrocchia di Pugliano venne eletta in Collegiata, e la chiesa prese i titoli di S. Matteo e S. Bernardino, anche se la popolazione continua a chiamarla di S. Bernardino.
1789
Con regia approvazione, la chiesa parrocchiale di S. Tecla fu eletta «Collegiata» e retta da un Colleggio Canonicale di sette partecipanti. Rettore della Collegiata fu un «Arciprete Parroco Locale» coadiuvato da sette persone, tutti tenuti ad aiutare il parroco per un migliore s'volgimento della sua missione.
1789 4 luglio
Ferdinando IV reinserì Montecorvino nel regio demanio, recependo la supplica degli stanchi cittadini che dal 1638 mai avevano desistito dal loro fermo proposito a dimostrazione dell'attaccamento alla loro terra. Furono pagati 60.000 ducati, prezzo del feudo al marchese Genovese, ducati 22.602 di pretese migliorie ed altri 3252 di rata d'interessi sulle sopradette due somme prese a mutuo dal Principe d'Angri, D. Marc' Antonio Doria, dai dodici demanisti, cui furono restituiti con la vendita dei Fondi Fosso e Verdesca per ducati 93.500. Nell'ottobre del 1789, per ben tre giorni i Montecorvinesi festeggiarono la vittoria del recupero regio demanio.
1794
La controversia del 1747, tra il Cardinale Orsini, Abate commendatario del feudo di Faiano e i cittadini di S. Tecla e Castelpagano e stati limitrofi, fu proseguita da Monsignor D. Filippo Sanseverino che con giudizio de S.R. Consiglio della Curia del Cappellano Maggiore e Istrumento del notaio Alessandro Vitelli di Napoli ottenne il pagamento in denaro delle prestazioni prediali dei terreni che furono regolate con il Principe di Tarsia, allora Amministratore.
1795
Giuseppe Maria Alfani, nella sua descrizione del regno di Napoli, chiamava Montecorvino «città regia dello stato demaniale », perchè tale era stata al suo nascere e tale era stata riconosciuta nel 1789 (privileggio di Alfonso d'Aragone del 1414 affidato a Ludovico Rodoerio ritiratosi a Montecorvino nel 1472 -Serfilippo).
1805
Il principe di Tarsia, recatosi a Faiano, si rende conto che il parroco non potea adempire a tutti i doveri pastorali, nè soddisfare tutte le esigenze religiose delle anime, essendo il territorio vasto e il popolo numeroso. In quella data, il parroco si firmava «Curato di San Benedetto del Regio Feudo di Faiano».
1806
Montecorvino divenne libera per la legge eversiva della feudalità.
1811
L'Intendente di Salerno scrive all'Arcivescovo di Salerno che la Chiesa parrocchiale di Faiano è sufficiente per gli atti di culto dei fedeli.
1816
Il parroco di Faiano critica la situazione morale e materiale e si lamenta di non poter soddisfare il precetto della Messa, specialmente nei giorni festivi, perchè se ne celebra una sola; la chiesa quasi cadente e gli arredi sacri laceri e consunti.
1820
Separazione dei Comuni di Montecorvino Rovella e Montecorvino Pugliano. Allo scopo di meglio regolare le Amministrazioni, le legge emanata da Ferdinando I il 10 maggio 1816 sulla circoscrizione territoriale e il successivo decreto. Il dicembre 1817, consentiva ai Comuni di separarsi e prendere il nome dal centro abitato in cui aveva sede il municipio. Il 25 gennaio, con decreto reale n° 1876, il comune di Montecorvino Rovella venne diviso in due ripartimenti:
a) Ripartimento di Rovella: che comprendeva i casali di Castiuli, Occiano, Martorano, Gauro, Marangi, Chiarelli, Votraci, Molinadi, Cornea, Ferrari, Nuvola, S. Martino con oltre 7000 abitanti.
b) Ripartimento di Pugliano: che comprendeva i casali di S. Tecla, Torello, Santesi, Condolizzi, Via Piana (o Pugliano) , Monte, Sorbo, Pendazzi, Castelpagano, e Faiano (per Faiano si intendeva anche Pontecagnano) avente S. Tecla «per centrale e capoluogo ». Il Consiglio Comunale, in occasione del ripartimento dei consiglieri Comunali per frazioni divise il comune nelle frazioni: Pugliano, S. Tecla, Torello, Faiano e Pontecagnano con Pugliano capoluogo. La deputazione Provinciale approvò creando la nuova frazione Pugliano » per comodo della ripartizione. II nuovo comune di Pugliano aveva una estensione di circa 67 Km. quadrati, dei quali 18 nella zona collinare e 49 in quella di pianura con una popolazione di 3700 abitanti. Faiano contava 360 abitanti (Pellegrino); a Pontecagnano vi era la caserma della gendarmeria, qualche cantina e nessun altro centro abitato poichè la gente era sparsa nella aziende agricole. I due comuni, avevano la rendita separata di beni boschivi e demaniali, con una vasta difesa, tenuta in comune di 2300 moggi della rendita di oltre 10.000 ducati, che nell'anno 1623, taluni privati cittadini, sotto una minima tassazione annuale, formarono quale provvigione per togliere il paese da gabelle e dazi comunali. Nel 1587, Montecorvino, oppressa da debiti, aveva fatto ricorso al Vicerè e al Consiglio Collaterale, affinchè si prendessero gli opportuni provvedimenti per essere risollevata. La Regia Udienza di Salerno, tramite Alessandro Confalone, che si recò sul luogo, e il consiglio di tutti i cittadini del comune, conclusero di farsi due vaste difese di pascolo, una chiamata «pezze Macchia Serrone e San Lorenzo », e l'altra «Comune ». Questi territori furono dati tutti a privati cittadini, cosicchè dal ricavato della vendita dell'erba, detta« fida» degli animali, si fosse potuto sopperire
ai bisogni del Comune. Tutti gli altri territori, fuori queste difese, rimasero comuni a tutti, senza alcun pagamento per il pascolo e, senza potersi chiudere con siepi «... o defesarsi, meno i giardini, gli arbusti in certo dato tempo e gli ortalizi ». (F. Ser filippo)
Questo progetto fu apprOjvato con regio consenso e furono fatte apposite capitolazioni dello stesso Alessandro Confalone, esecutore del volere del re. (foglio 929 e 935 processo università Montecorvino contro l'università di Giffoni). Successivamente, siccome il comune non riusciva con questi denari a risolvere il problema del pagamento delle tasse, fu necessario chiudere parte della « Difesa » per farne un pascolo di bufali. Fu così, che nel 1623, i proprietari, sotto una minima prestazione annuale, a causa del suolo perduto, con unanime consenso, aumentarono le annuali corresponsioni alla somma di 790 ducati. (foI. 150 -Proc. VoI. I° tra la università di Montecorvino e la mensa di Salerno). Dodici famiglie, in seguito, ottenuto il privilegio della amministrazione del Regio Demanio: « D. Pompeo Mayorini, D. Sabato Pozzuti, D. Luca Ca!Va- liero, D. Francesco De Simone, Do' Scipione Della Corte, D. Amlbrogio Meo, D. Lorenzo D'Enza, D. Pietro Corrado, D. Ludovico Sparano e D. Tommaso Corrado. I demanisti si avvalsero degli antichi priwlegi concessi precedentemente a Montecorvino e per il mantenimento della giurisdizione, fu costruito un canone di 150 ducati sui territori di S. Vito. Nel 1800 anche i territori di Macchia e San Lorenzo furono gravati di un canone di 140.60 ducati territori dati dalla Reria Camera in demanio alla famiglia di Giorgio e D. Michele Sparano. Abolita la feudalità nel 1806 e, cambiato di con~eguenza tutto l'ordine giudiziario ed amministrativo, i demanisti pretesero la restituzione dei due canoni; ma una transazione del 15 maggio 1817, attribuì tre quinti di questi canoni al Comune e due ai demanisti.
1844
L'Agro picentino, paludoso e malsano, necessitava di una seria bonifica agraria. La dinastia dei Borboni avviò un primo tentativo di bonifica e recupero dei terreni. li Consiglio Generale del Principato Citeriore propose il «Regolamento di Bonifica per le Pianure di Salerno, Montecorvino, Evoli e Capaccio» dove nell'articolo 14 si precisava doversi bonificare una sezione di terreni «dàl fiume Picentino al fiume Tusciano di Battipaglia ».
1845
15 novembre -li «Consiglio degli Ingegneri di acque e strade» stabiliva: « ...l'esenzione per 20 anni dalla leva militare a tutti coloro che avessero abitato stabilmente nei villaggi di Cagnano, Battipaglia e Pesto» per incoraggiare la popolazione a stabilirsi nelle terre che si dovevano bonificare, poichè all'epoca, secondo i calcoli del Thouvenel, morivano ogni anno, a causa dell'aria malsana; dalle 300 alle 400 persone, una perdita questa tanto più grave perchè ricadeva sulla classe più preziosa della società, quella dei coltivatori.
1846
Sorgeva a Pontecagnano la chiesa dell'Immacolata.
1860
La popolazione di Pontecagnano era salita a 2500 abitanti grazie ad un certo progresso che si era avuto nelle zone del piano. Molte famiglie delle frazioni superiori cominciarono a scendere nelle frazioni inferiori, alla stesso modo di come i Picentini erano saliti ai monti. Fu proprio di quell'anno, un primo movimento per la costruzione di Pontecagnano Faiano in comune autonomo ad opera di Gerardo Budetta, Orazio Alfani ad Enrico Moscati, i quali si fecero interpreti sia delle pretese delle contrade inferiori (Pontecagnano e Faiano) per una più cospicua rappresentanza nel consiglio comunale di Montecorvino Pugliano, in rapporto alla aumentata popolazione, sia per la lontananza della Casa Comunale, posta in località «Convento» dove ancora oggi permane quella sede municipale, tra S. Tecla e Pugliano.
1860
Pontecagnano «Và d'anno in anno estendendosi ». (Olilvieri -i Amiamo il Nostro Comune -1907)
1860
6 settembre -Garibaldi con i suoi mille fece sosta nella località Pagliarone, (L, Carella)
1876
28 giugno -Il Consiglio di Stato non approvò la creazione arbitraria della frazione Pugliano rifacendosi all'identico pr~vvedimento adottato per il Comune di Castiglione Del Lago contro la Deputazione Provinciale dell'Umbria.
1891
La chiesa di Faiano era ormai insufficiente e mal ridotta. Si progettò la nuova e il 12 aprile fu posta la prima pietra dall' Arcivescovo Mons, Laspro.
1899
7 ottobre -Il fiume Picentino, gonfiatosi per le piogge torrenziali, straripò ed allagò Pontecagnano, causando vari morti ed ingenti danni.
1900
L'Arcivescovo Laspro benedisse la nuova chiesa di Faiano, vasta, di stile gotico; l'attuale chiesa di Faiano.
1901
La frazione Pugliano è ricordata quale capoluogo del Comune di Montecorvino Pugliano. In quella data il comune contava 7.865 abitanti (Censimento del 1901),
Sorge, sotto S. Tecla, uno «Stabilimento Balneare» nelle vicinanze in una sorgente di acqua sulfurea «ove tutti ne ammirano l'architettura».
1907
Il comune fece progettare la conduttura dell'acqua potabile delle sorgenti del Cantrafo di Montecorvino Rovella per le frazioni Pugliano e S. Tecla che scarseggiavano d'acqua, anche se esistevano parecchi pozzi. A Faiano esistevano cinque mulini ad acqua ed una fabbrica di polvere pirica. A Pontecagnano, sempre nello stesso anno, esistevano un ufficio di Conciliazione, una sezione dello Stato Civile, l'ufficio postale, il telegrafo, il Banco Lotto, le scuole elementari, una farmacia, varie società operaie, un« Casino sociale », l'illuminazione elettrica, una fabbrica di pasta con macchina mossa da forza elettrica, e una fabbrica di conserve di pomodori. In più si svolgeva ogni domenica un grande mercato.
1911
18 giugno -Separazione dei Comuni di Pontecagnano -Faiano e Montecorvino Pugliano. Con decreto regio e «per l'impegno e il fervore di generosi che le urne confortarono di voto plebiscitario» (come si legge sul marmo della casa comunale di Pontecagnano) nacque il Comune di Pontecagnano -Faiano. Primo Sindaco fu Amedeo Moscati, già consigliere comunale nel 1905 per la frazione Faiano e fautore, nonchè coordinatore e presidente del «Comitato Pro-Pontecagnano -Faiano ». Storiografo dotato ed apprezzato fu, in seguito, eletto presidente della Provincia di Salerno, e Deputato alla Costituente dopo la caduta del Fascismo. Il comune di Montecorvino Pugliano, rimase ristretto alle sole frazioni di S. Tecla, Pugliano, Gallara, Torello, Pagliarone e S. Vito con una popolazione di poco superiore ai 3.000 abitanti.